07 giu 2016

Classifica narcatori 2015/2016

Totò 22
Giò F. 8
Matteo D.P. 5
Minucci 4
Andreino, Sebby 3
Lollo, Luca 2
Eugenio, Matteo, Miche, Pizzo 1
 + 1 autogol

Classifica marcatori 2014/2015

Totò 29
Giò F. 12
Lollo 8
Sebby 6
Andreino, Matteo D.P. 3
Tommy 2
J.D., Luca, Minucci 1
+ 1 autogol

21 nov 2014

Classifica marcatori 2013/2014

Totò 12

Lollo 11

Matteo D.P. 7

Andreino 5

Giò F.4

Tito 3

Sebby 2

Bogo, JD 1

+ 1 autogol

19 set 2014

LA MATURITA'

18 anni si compiono una volta sola: è per questo che se ne ha nostalgia per sempre. A 18 anni prendi la patente, partecipi ai primi diciottesimi vestito come un demente, firmi le prime giustificazioni da uomo libero senza improbabili trasferelli sul vetro di casa. A 18 anni, in pochi mesi, passi da essere uno dei grandi della scuola a uno qualunque all'università. Già, perché a 18 anni devi anche scegliere l'università, ma come si fa? A 18 anni devi aver già perso la verginità ma non è mica detto e soprattutto se non è accaduto è meglio che non si sappia in giro. A 18 anni, 18 anni fa nasceva lo Sporting e io non c'ero. Un rimpianto che meriterebbe una medaglia. Già, è stato tutto troppo veloce, come quasi sempre mi accade, perché avessi il tempo e le energie per cambiare idea. Avevo firmato per l'Island e non me la sentivo di tirarmi indietro. D'altronde il tempismo, a differenza della puntualità, non è mai stato il mio forte. Un po' Riccardo Patrese, un po' Toto Cutugno. È per questo che allo Sporting sono arrivato che di anni ne avevo 19 altrimenti oggi racconterei una storia diversa. Fatto sta che questi 18 anni, per chi c'era, e questi 17 per me sono, senza se e senza ma, la metà della mia vita. E l'ho trascorsa in maglia rossoblù. Prima di più (che fa rima se lo leggete veloce). Oggi di meno, seduto come sono in riva a un fosso sul lago Trasimeno (che fa rima, non c'entra un cazzo, ma almeno faccio vedere che ho studiato la geografia). Tanti auguri, dunque, Sporting: perché quest'anno diventi maggiorenne e sei chiamato a una prova di maturità unica e meravigliosa, difendere il titolo. E già alla parola difendere mi corre un brivido di piacere misto a inquietudine lungo la schiena fino a farmi rizzare i peli, canuti, del mio culone flaccido. È più eccitante di titolo. Oggi abbiamo la squadra con più qualità di sempre che quasi ti viene voglia di giocare con dei moduli pazzi per far vedere quanto sei forte. Tanta tennica, per dirla alla Quinzii, che fa paura. Ma come cantava il poeta Pezzali "Se non hai difesa gli altri vincono". E la difesa si costruisce sulle spalle larghe dei maggiorenni gente come Luca e il Gallo, Nicola e Ferdi, Carlo e il Marco: loro sono lo spirito dello Sporting. Loro sono le vittorie ma anche le sconfitte e i pareggi. Loro sono i vostri gol più memorabili ma anche le ennesime rimesse laterali sbagliate. Dunque, nuovi, semi-nuovi e un po' datati, quando scenderete in campo e vi capiterà di sentirvi un po' soli, un po' spaesati, cercate le risposte nei loro occhi. Scoprirete allora cosa significa lo Sporting.

12 feb 2014

HO VISTO GOL CHE VOI UMANI

Amo il calcio da quando sono bambino: un'ossessione, allora, se possibile, più di oggi. In questi decenni ho visto gol di ogni genere: di destro e di sinistro (profè, sei un fenomeno), di testa, di ginocchio, di suola e anche di mano. Ho visto gol in rovesciata, in mezza rovesciata, in quarto di rovesciata, con la mossa dello scorpione e in scivolata. Ho visto gol dopo pochi secondi di partita e gol all'ultimo secondo. Ho visto gol di piatto e di esterno, parecchi anche di punta e di tacco. Ho visto anche gol di schiena, di culo letteralmente e metaforicamente, gol in fuorigioco e gol viziati. Ho visto gol che non erano gol e ho visto non gol che erano gol. Li ho visti allo stadio, in tv, al computer, sul maxi schermo, al cinema e in teatro. Li ho visti anche sul telefonino e in sequenze fotografiche. Li ho visti disegnati. Li ho visti mentre ero a Milano, ma anche al mare, in montagna, in collina, al lago, al bar e in albergo. In Italia o all'estero. Li ho visti seduto, in piedi, in ginocchio e sulle spalle del mio vicino. Qualcuno me lo sono perso, è vero, perché mi sono distratto un attimo. Ma poi li ho guardati alla moviola. Molti li ho visti una volta sola, altri due, tre, quattro, cinque, sei, dieci volte. Altri, ne sono certo, più di cento, anche nella stessa giornata. Ho visto gol segnati da bianchi, neri, gialli, mascherati, incerottati, fasciati, ammalati. Ho visto gol di gente all'esordio e gol di gente al ritiro. Ho visto gol decisivi e gol inutili. Ho visto gol in tutte le stagioni. Ho visto gol che qualcuno chiamava go e altri goal. Ho visto gol di portieri, difensori, centrocampisti, attaccanti, titolari e panchinari. Anche di qualche discreto centromediano metodista. Di giovani e vecchi. Di calciatori di mezza età. Confesso di aver visto anche dei gol di donne, dei gol di partite agli "11" giocate da altri, dei gol dalla propria metà campo, da metà campo e da dentro l'area piccola. Ho visto gol che erano cross e... retropassaggi, peccato. Ho visto gol fatti di piede da spilungoni con la barba e l'alito fetente alti 2 metri e 33 centimetri e una licenza elementare in tasca e gol fatti di testa da nani bassi 1 metro e 20 centimetri e con l'ambizione di ottenere un giorno la licenza elementare (perché questi ultimi le elementari le stavano ancora frequentando avendo avuto 6 o 7 anni)  Ho visto gol di molti campionati e molte serie diverse. Anche tra i dilettanti. Alcuni frutto di schemi provati e riprovati in modo maniacale, altri casuali. Ho visto gol a gioco fermo. Ho visto gol segnati dalla natura. Ho visto gol con palloni bianchi, gialli, arancioni, mi sembra verdi, sicuramente neri e marroni. Insomma ho visto una marea di gol: stupendo, direte, certo, rispondo io. Ma oggi vi voglio regalare un ricordo mio, intimo. Perché proprio oggi? È più facile, lo Sporting è diventato una grande squadra, la migliore che abbia visto in questi miei 16 anni in rossoblu. E dunque si può guardare al passato con quel misto di nostalgia, amarezza e amore che solo le ragazze del liceo con cui non hai mai concluso niente per colpa della sfortuna sanno suscitare. Sorridendo.

Lo Sporting gioca in casa, al vecchio Colombo. Non ricordo contro chi: gli avversari, a differenza dei gol, per me sono tutti uguali.  Sono giovane, ebbe sì, lo sono stato anch'io nonostante certe illazioni, ho energia da vendere e un discreto bagaglio tennico per le Acli. È una di quelle partite da primo caldo che ti fanno venire voglia di vomitare dopo pochi secondi dal fischio d'inizio, soprattutto se la sera prima hai esagerato. Io il primo caldo, lo pago sempre: sarà per la silhouette o la mancanza di allenamento, sarà perché ti amo o sara svegliati è primavera, ma voglio bere. Ma non ci sono borracce. Sono sicuro di avere del bianco sulle labbra e non è dentifricio, magari. È bava. Non credo sia la gagna per la vittoria ma l'ultimo quarto di boccia di grappa. Comunque si va avanti. I minuti passano. Gioco a centrocampo, quell'anno. Con il numero 8, ovviamente. Tendenzialmente è una partita da arrocco. Non esasperato, perché anche loro sono delle raspe ma la nostra capacità di fare gioco è nulla. Esiste solo una soluzione, lanciare Totò. E pregare che faccia il miracolo. Già, Totò. Lui è il nostro primo fenomeno, altri ne sarebbero arrivati negli anni a seguire ma il primo amore non si scorda mai. E non tanto per le sue abilità da mestiere più antico del mondo a cui un coro dedicato rende omaggio ma perché segna fraccate di gol. Valangate. In continuazione. Facendomi godere sempre. Anche quando lo sgrido. E quanto sento dire dagli avversari "Cazzo ma quanto è forte il vostro 11", gonfio il petto e sorrido: allo Sporting Totò ce l'ho portato io. Corre veloce come bip bip e ha la freddezza di un sicario. Inventa parabole meravigliose e impossibili e non sbaglia le cose facili facili. E mentre penso a tutte queste cose confusamente perché l'ossigeno che arriva al cervello è pochissimo e non ho ancora brevettato le branchie un avversario si allunga la palla a pochi metri da me. Supero un'atavica pigrizia e decido di provare a sottrargliela, ma non con un elegante dribbling. E nemmeno con una stoica scivolata. Un palleggio? No, è roba da fighette rovesciate. Decido di calciare in avanti più forte che posso: non importa dove, importa che vada lontano. Sento che manca poco, avrei voluto chiederlo all'arbitro ma mi è mancato il fiato al momento buono. Dunque, la sequenza è questa: palla che mi viene incontro rasoterra, nero e silenzio intorno a me, mi avvicino, calcolo la distanza, forse non sono coordinatissimo ma c'ho ancora della bomba in canna. Impatto il pallone, il rumore è di quelli buoni, l'ho presa proprio bene, come piace a me, di mezzo collo. A quel punto recupero vista e udito e, come un golfista mi metto le mani davanti agli occhi per ripararmi dalla luce improvvisa e vedere se il pallone sta uscendo da Milano diretto a Novara. Ecco, il solito esagerato. A Novara no, però è discreta sabongia che corre a velocità controllata e altezza di 37 piedi in direzione sud/sud ovest. Sento accanto a me il pres dire: "Vai Totus". Sveglio o son desto? Totò si avventa sul pallone largo a sinistra, salta il primo, salta il secondo al limite con il rischio di perdere il controllo. Vede uno spiraglio e scaraventa una mina a fil di palo. Un gol della Madonna. Tutti esultano, io sono ancora vittima dell'assenza dell'assenzio per citare Pinketts. E ritardo un attimo la corsa per andare ad abbracciare Totò. E lui, Totò, spunta da un nugolo di braccia e mani, mi viene incontro sorridendo indicandomi come a dire "è tuo". Ma visto che sono un po' tardo e lo sguardo non mi inganna, Totò mi dice "grande assist, sempre così". Assist? Sempre? Così?

Ok, allora. Voi potete pensare che io sia pazzo. E forse non avete tutti i torti. Ma la magia dei gol e dello Sporting è in frammenti come questo: io volevo tirare la palla lontano, solo molto lontano. Lui, come un semidio, ha creato un fiore dalla melma, e ora ringrazia me portandomi a esempio.

Viva i gol, dunque, ma solo i nostri. E viva Totò che potrebbe anche averne fatto solo 1 e non 199 come la storia racconta ma per me sarà sempre un fuoriclasse.

Daje rigà