
”Permettetemi, per una volta, di fissare l'obiettivo stagionale. Quest'anno, più che mai, è vincere lo scudetto. E per farlo bisogna passare dalla partita di stasera. Quindi, signori, diamoci dentro". Le praole del Pres risuonano come uno sprono e una minaccia per i cuori leggeri dello Sporting. Mettere nero su bianco, dare voce a quello che non è più solo un sogno, costituisce un'assunzione di responsabilità individuale e collettiva a cui i rossoblu non sono abituati. Forse, non sono nemmeno pronti. L'huddle sulla trequarti prima del fischio di inizio rappresenta un punto d'arrivo e uno di partenza per quello che siamo e per quello che possiamo diventare. Brocchi si nasce, campioni si diventa. L'unica indicazione tecnico-tattica riguarda il possesso di palla. E così i primi minuti del match si svolgono alla moviola: il portatore di palla di turno ci mette tra i 30 e i 40 secondi a capire di avere la palla e altrettanti a decidere a chi passarla tra i numerosi compagni liberi. La manovra, non potrebbe essere altrimenti, risulta stantia come l'odore della cantina di Rota. La partita da vincere è più difficile del previsto anche perché dopo pochi minuti gli avversari trovano il gol con la complicità di una difesa che si fa sorprendere colpevolmente. In particolare, spiace dirlo, Arve, il mio giocatore preferito, gioca una partita molle cominciata all'insegna di un paio di ricaccioni da guinness e prosegue senza energie. Senza neanche un urlaccio greve indirizzato al chiunque di turno. Sembra giochi per conto suo e lascia uno strepitoso Nicola Giacomini a fare tutto: il libero, lo stopper e anche il motivatore. In compenso Arve indossa il costume del paroliere come DAvid Riondino e innesca sterili e fastidiose, anche per lui stesso, ve lo assicuro, polemichette con quasi tutti gli avversari possibili. Che. Peraltro. Giustamente. Dalla panchina incitano i propri compagni a puntarlo sempre in quanto "l'unico scarso". Per il resto lo Sporting non è particolarmente brillante ma lentamente il diesel si mette in moto e dopo un paio di cambi forzati che si riveleranno decisivi comincia a conquistare metri, palloni e convinzione. Giulio sulla fascia è ormai diventato una certezza: sembra Benarrivo ai tempi del Parma. Dario Scartezzini, invece, dopo aver provato con la scusa della scarpa rotta a tirarsi fuori dalla mischia, rientra in campo in posizione di centrocampista centrale al posto dell'infortunato Carlo e torna a dettare la sua legge, quella del più forte. Distribuisce palloni come la macchinetta delle merendine in un Itis di Paderno Dugnano e riparte con la continuità di Badoer nei giorni di prove di semaforo verde a Monza. Il resto della squadra ne trae immediatamente beneficio. Anche grazie a un Andreino dato per infortunato ma evidentemente in forma mundial che si porta in giro tutta la difesa avversaria come una maestrina con i suoi allievi delle elementari. Tira, fa assist, gioca per la squadra che decide finalmente che per regalare un sorriso al presidente, intanto, potrebbe cominciare a correre. Il pareggio è nell'aria e, dopo 16000 calcio d'angolo e punizioni, arriva per un'ingenuità dello zappatore centrale di Iris che si fa uccellare da Andreino. Non basta. Ma è già qualcosa anche perché lo Sporting ora è della partita con tutti i suoi uomini, anche quelli in panchina che mai come ieri hanno svolto un ruolo fondamentale mettendosi da parte quando necessario, ma calandosi perfettamente nel proprio ruolo, a volte adattato, quando chiamati in causa. Il secondo tempo è destinato a regalare gioie e dolori. La prima gioia è quella di Matteo che anche quest'anno timbra e si mette il cuore in pace dopo la solita partita di sostanza con un colpo di testa alla Di Biagio. Bravo lui, bravi tutti. Lo Sporting adesso domina. Si alza bene con gli esterni. Sostiene l'ispirazione di Andreino e si chiude con una certa facilità. Poi, da una punizione inesistente, nasce il 2 a 2. Una doccia fredda perché i rossoblu sono colpiti al cuore nel loro momento migliore. Peccato. Ma lo Sporting lo devi sempre e comunque andare a battere. Altrimenti. Altrimenti succede che un’azione fatta di triangolazioni e sovrapposizione porti Andreino al 3 a 2 su cross col contagiri di Gio Db, al ritorno dopo una lunga assenza. Le azioni fioccano come le nespole. Tanto che Andreino, ancora lui, si procura un rigore sacrosanto. L giornata no di Arve aggiunge un nuovo tassello rifiutandosi di tirare perché si sente le gambe stanche, la testa che pesa un macigno e i piedi montati al contrario. Questo non gli impedisce di dare delle indicazioni al fratello che va sul dischetto e infatti si fa parare il tiro che avrebbe chiuso il sipario su una partita che lo Sporting avrebbe dovuto chiudere prima. Gli ultimi minuti sono la solita sofferenza con gente che chiede il cambio in continuazione e gli avversari che premono con tutti i loro uomini migliori ma Bon, Nicola, Niccolò e Luca Gala fanno un buon lavoro. Arve si complimenta con loro per ogni spazzone. Quanto manca? Quanto recupero? Tre minuti? Stavolta la squadra, anche se in affanno, gestisce qualche pallone in più conquistando falli preziosi e vincendo contrasti pericolosi. Fino al fischio finale. Dove, sotto la docce, Arve ha anche uno svenimento mentre qualcuno giura di avergli sentito dire nell’orecchio a un avversario “Io ho paura di te perché sei il classico che viene da fuori con le caciotte sotto le ascelle per rubarmi l’autoradio”. Arve, però, c’ha solo il motorino. Cos’avrà voluto dire?
Vi voglio bene