25/mag/2011


Sono passati pochi giorni. Il minimo sindacale per recuperare lucidità e smaltire l'acido lattico. Ci sono mille giustificazioni che ho provato a darmi dopo la sconfitta di venerdì: tutte valide, tutte irrimediabilmente vere. Ma qualcosa mi rode dentro. Ed è a quel rodimento che mi aggrappo pensando già ora alla prossima stagione: sia chiaro, non sarei pronto a iniziare domani un nuovo campionato. Sono arrivato all'appuntamento più importante stanco. Scarico. Svuotato. E questo è il tempo di ricaricare le pile e liberare la testa. Ma lo faccio guardando avanti con fiducia, quella fiducia che ho in voi e chi mi tiene in campo anche quando sarebbe meglio chiedere asilo alla residenza agli Anni Azzurri di via San Luca.

15 anni non sono uno scherzo. E vanno onorati. Ripartiamo dalle solite certezze che però ancora mi sorprendono: le parate e il carattere di Bon, gli abbracci di Lollo, il talento purissimo e intramontabile del Capitano, autori di una stagione fantastica. Entrambi tre, come insegna ai suoi studenti il preside Quinzii. Bonetti si aiuta, è vero, con sostanze proibite ma, cazzo!, come gioca. È diventato un leader. Se c'è non tremi, se non c'è parti sconfitto. Non sbaglia gli interventi facili e fa anche i miracoli. Ma soprattutto ha imparato a lasciarsi subito alle spalle gli inevitabili errori e usare la voce. In campo e in spogliatoio è un leader, uno di quelli a cui aggrapparti quando ti senti suonato come un cingalese nelle mani dell'operaio bresciano dell'ingegner Marchesi. Bon è quello che non riesci a dare. Fa la differenza.

Lollo è l'altra faccia della medaglia. Lui ti sorride sempre. Non ha bisogno di parlare. Si mette da parte con lo stesso entusiasmo sincero con cui si getta nella mischia. Per lui non esistono primi tempi, secondi tempi, secondi tempi a metà, panchine coperte, tribune di vitello tonnato. Gli basta esserci. E poi te lo ritrovi, da un anno con l'altro, non solo a dare il meglio ma a essere tra i migliori.

Infine c'è il Capitano. Lui vince sempre. È la favola del Crawley in FA Cup e dello Chambery in Coppa di Francia. Dilettanti a cui non tremano le gambe. Ogni sua partita è un mistero, avvolta da un'aura di classe, tempismo, eleganza, concretezza e culo. Dalle sue parti non si passa mai: che abbia di fronte un'ala sgusciante alla Medoford o un tornante possente alla Hasse Jeppson.

Per questo e per altri motivi propongo, qui lo dico e qui lo nego, di fare il primo ritiro precampionato nella storia dello Sporting. A metà settembre, nelle valli valdostane o bergamasche. Un weekend di corsa, calcio e polenta taragna. Chi ci sta mette sotto il dito che all'organizzazione per albergo, terme e fontina ci penso. Che ne dite?

4 commenti:

andreino ha detto...

io ci sono... e il sabato sera tutti al BIANCONIGLIO di cervinia a lumare le maestre di sci di 50 anni e a farci prendere a schiaffoni da quei tamarri degli omini delle funivie...

andreino ha detto...

ps... concordo su lollo e bon... ma quando vedo il capitano scendere in campo mi vengono i lacrimoni... e vedere come a fine campionato ci teneva di brutto mi ha dato la spinta per crederci fino in fondo

Il Presidente ha detto...

tutti in ritiro a chatillon come la Juve dell'avvocato

Anonimo ha detto...

ci sono se in val d'aosta... senonaltro per campanilismo...
Roccia